Caffè amaro

Ti do un passaggio a casa? Mi chiedi di salire per un caffè; per passarmi lo zucchero dal mobile in alto ti prendo in braccio e riportandoti coi piedi a terra ti dico che non ci conosciamo abbastanza, ma i nasi lo sono già, vicini abbastanza, una mano è nell’altra e nell’altra lo zucchero e nell’altra il tuo fianco e due piedi sulle mezze punte. Il profumo di caffè si confonde con quello d’olio dal mobile aperto, di fragola dal tuo labello, di cocco dal mio capello e si confondono le labbra, lì dove finiscono le tue iniziano le mie e poi i sogni, le speranze, l’ipofisi, una linea unica fino alle pattine messe per entrare in cucina.

No grazie, mi accompagna già lui.

F.Ac.

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